Nozioni

Prospetto di studio

Catechismo

All’interno di questa sezione sono state inserite alcune delle nozioni di base che caratterizzano la fede cristiana. Si tratta di insegnamenti che stanno alla base e alle origini di questa religione, dunque utili e interessanti da conoscere, soprattutto per quanti si accostano per la prima volta a questo tipo di approfondimenti, o per quanti nel corso degli anni ne hanno perso la memoria.

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Introduzione generale alla Bibbia e alla storia della salvezza

IL DISEGNO DELLA SALVEZZA (dalla creazione alla parusia)

La creazione

La storia della salvezza ha avuto inizio con la creazione del mondo e dell’uomo. Il mondo è sorto dall’azione ineffabile di un unico Dio, trascendente e onnipotente. Questo è il tema centrale delle 2 narrazioni sulla creazione con cui inizia il I° libro della Bibbia.

Dio crea tutto con la sua parola, cioè senza sforzo, secondo un piano armonioso e ordinato (No caos; no big bang); da ciò che appare meno perfetto (la luce) a ciò che lo è di più (l’essere umano).

Gli albori della storia della Salvezza: creazione, peccato, promesse.

La creazione, opera della sapienza e dell’onnipotenza divina.

La creazione dell’uomo

La seconda narrazione genesiaca sulla creazione ha per tema specifico la creazione dell’uomo e della donna nonché la loro caduta dalla condizione originale primitiva.

Il Signore Dio (come un artigiano che prepara un oggetto molto pregiato), plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

Il Signore affida all’uomo il creato con la responsabilità che ne consegue.

Adamo ed Eva – Il peccato originale

Avvenne poi che Eva, sedotta dal serpente, e poi Adamo, mangiano dell’albero della «conoscenza del bene e del male»; che rappresenta una rivendicazione di autonomia morale davanti a Dio: ovvero la facoltà di decidere ciò che è bene e ciò che è male e di agire di conseguenza, indipendentemente da qualsiasi ordinamento superiore, prescindendo da qualsiasi principio esterno alla propria volontà.

Gli effetti del peccato si manifestano con la cessazione dell’amicizia e della familiarità con Dio, poi con il destarsi della lussuria, e infine con l’apparire della sofferenza e della morte.

Dopo il peccato Dio non abbandonò l’uomo.

Una promessa di salvezza venne ad aprire all’umanità caduta, un orizzonte mirabile di speranza.

Nonostante le insidie del serpente, la sua testa sarà schiacciata per sempre (Gn 3,15).

Questa promessa è stata chiamata protovangelo, perché è il primo annunzio di salvezza che avverrà grazie a un discendente della donna, il Cristo-Messia.

Caino e Abele

Dopo la ribellione dell’uomo contro Dio nel paradiso terrestre, il racconto biblico mostra il rapido progredire del male e dell’uomo che lotta contro l’uomo e contro il suo fratello.

Caino uccide per invidia il fratello Abele. Dio castiga Caino con la sterilità del suo lavoro (Gn 4,11-13); però mostra anche la sua misericordia, decisa a proteggere la sua vita contro la vendetta di qualsiasi gli venisse contro.

Nel racconto biblico segue il quadro della genealogia di Caino, lacerata dai più diversi reati.
Noè e il diluvio universale

Solo Noè trova grazia agli occhi del Signore.

Il diluvio è un evento che resta vivamente impresso nei ricordi dell’umanità, narrato come un cataclisma d’inaudita proporzione.

Noè viene presentato dalla Bibbia come nuovo padre dell’umanità, con una nuova benedizione, alleanza ed elezione, che costituiranno gli assi fondanti di tutta la storia della salvezza.

Dio rinnova la benedizione divina data ai progenitori.

Stabilisce un’alleanza con l’impegno di non mandare nuovi diluvi, in un patto universale con tutta la creazione.

Su un figlio di Noè, Sem, stabilirà una concreta elezione divina.

Babele

L’umanità sorta dai figli di Noé, forma originariamente un solo popolo con una sola lingua, che tuttavia pretendeva di trovare la sicurezza in se stesso, contro il disegno di Dio riguardo la moltiplicazione e la diffusione degli uomini sulla terra.

La dispersione delle lingue rappresenta dunque l’ultimo castigo di Dio a tutta l’umanità.

Abramo, nella prova fu trovato fedele (nel momento del sacrificio di Isacco e quando partì verso l’ignoto)

Abramo è il primo dei grandi antenati del popolo d’Israele (popolo delle promesse), e con lui ha inizio la storia patriarcale, che si snoda tra la chiamata di Abramo e la discesa del clan di Giacobbe in Egitto.

L’età patriarcale copre un periodo che va dal sec. XIX al XV aC, cui segue una federazione di tribù e la monarchia (XI aC).

Seconda benedizione-promessa: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra”.

Isacco e Giacobbe

Da Abramo in poi, la storia biblica mostra l’irrevocabile fedeltà di Dio alle sue promesse, confermate in diversi momenti a Isacco e Giacobbe.

Costituzione d’Israele come nazione e popolo di Dio

La storia di questo periodo viene raccontata nei libri dell’Esodo, dei Numeri e del Deuteronomio.

Mosè e l’esodo (sec. XIII aC.)

L’esodo dall’Egitto è uno dei capitoli centrali della Bibbia e della fede di Israele.

La figura che domina tutto questo periodo è Mosè, della tribù di Levi: liberatore, legislatore e capo religioso d’Israele.

L’uscita dall’Egitto ha luogo immediatamente dopo la Pasqua, che coincide con l’ultima piaga.
L’alleanza del Sinai

Dopo varie vicissitudini e quasi 3 mesi di viaggio, il popolo d’Israele arriva nel Sinai.

A differenza dell’alleanza con Abramo, quella del Sinai fu stabilita con tutto il popolo d’Israele.

In un’atmosfera religiosa e sacra ineguagliabile, attuata in un clima di libertà e gratuità (Dio non impose l’alleanza, ma la propose al libero consenso del popolo), fu consegnata la legge con le due tavole scritte «dal dito di Dio».

L’oggetto dell’alleanza si può riassumere in una formula che ricorre frequentemente nella letteratura biblica: «Io sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo».

Dio chiedeva a Israele di «ascoltare» e «custodire» la sua «voce».

L’alleanza del Sinai costituì il popolo di Jahvé, scelto come depositario delle promesse divine e strumento di realizzazione del disegno di salvezza.

Nel disegno divino, l’alleanza del Sinai non fu un punto d’arrivo, ma una preparazione all’alleanza definitiva e universale annunziata dai profeti, che Gesù, nuovo legislatore del nuovo Israele, doveva realizzare con il suo sangue: il sangue della nuova alleanza per la salvezza del mondo.

Gesù, nell’istituzione dell’eucaristia (la nuova legge), si fece eco delle parole di Mosè: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”.

La conquista della Palestina – Giosuè

Alla lunga marcia (periodo di purificazione) del popolo d’Israele attraverso il deserto del Sinai fino alle pianure di Moab, in conformità con le parole annunziate ai patriarchi, Dio consegnò a Israele la terra promessa.

Sotto la guida di Giosuè, gli israeliti entrano in Canaan verso il 1250 aC. Una sequenza di vittorie e di sconfitte, dopo la morte di Giosuè, segna questa fase storica.

La dialettica teologica peccato-punizione-pentimento-salvezza sarà una costante durante il periodo che seguì a Giosuè, cioè in quello dei Giudici.

L’istituzione della monarchia – Saul – Davide – Salomone

La prima struttura politico-sociale di Israele nel territorio di Canaan ebbe la forma di una federazione di tribù, che si coalizzavano occasionalmente per rispondere alle aggressioni dei popoli vicini.

Nel sec. XI aC. le tribù si uniscono e prendono Saul come re, della tribù di Beniamino, abbandonato poi da Dio per i suoi gravi peccati di orgoglio e disubbidienza.

———————–1000 aC – Davide diventa re d’Israele ————————–

L’unità del regno prenderà consistenza sotto Davide, figlio di Iesse della tribù di Giuda.

Davide conquista la città gebusea di Gerusalemme e la costituisce, per la sua centralità geografica, capitale politico-religiosa del regno.

Dio, per mezzo del profeta Natan, annunzia a Davide che il tempio a Jahvé non sarà costruito da lui. Egli però, gli offriva un dono più grande: sceglieva la sua discendenza perché in essa si compissero le promesse messianiche. Tale promessa segna il punto di partenza del messianismo regale, cioè dell’aspettativa creatasi in Israele sulla venuta di un Messia re, discendente di Davide.

La costruzione del tempio avrà luogo verso il 970 aC. ad opera del re Salomone.

Dopo la morte di Salomone, l’unità politica si disgrega con lo scisma politco-religioso di Geroboamo.

Si costituiscono allora due regni: il regno del nord o d’Israele e il regno del sud o regno di Giuda, che sopravvivrà fino al 587 aC.; anno della caduta di Gerusalemme sotto il re babilonese Nabucodonosor [esilio babilonese dal 587 aC. al 538 che si conclude con l’editto di Ciro].

Profeti
Nel contesto biblico, il termine “profeta” indica colui che parla in nome di Jahvé. Il significato di annunziare cose future è secondario. Perciò Mosè, Giosuè e Samuele sono considerati profeti.

Elia è considerato dalla tradizione ebraico-cristiana il modello del profeta e il simbolo del profetismo.

Il periodo aureo del profetismo israelitico, tuttavia, va dai secc. VIII al V aC, quando appaiono i profeti chiamati scrittori poiché da loro possediamo le raccolte profetiche.

Secondo la loro lunghezza si parla di profeti maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele) e di 12 profeti minori.

I profeti agirono come la coscienza religiosa del popolo e araldi della rivelazione.

Essi ricordavano gli impegni dell’alleanza e annunziavano la salvezza futura.

Nel regno del Nord, verso la metà del sec. VIII, appaiono le figure di Amos e Osea, che denunziano le ingiustizie, la dissolutezza dei costumi e il formalismo nel culto.

Nel regno del Sud, verso la fine del sec. VIII, saranno soprattutto Isaia e Michea a riprendere i temi profetici essenziali ed arricchirli con delle promesse messianiche di speciale intensità, come le celebri profezie del «libro dell’Emanuele».

Nel sec. VII troviamo tra gli altri il profeta Geremia: predice il castigo di Gerusalemme e predica una nuova alleanza.

Epoca preesilica<<>>Esilio Babilonese dal 587 al 538 aC

Esilio e rinascita d’Israele – Giudaismo – il periodo post esilico

Dopo la distruzione di Gerusalemme sembrava che fosse finita la storia del popolo d’Israele.

Gli operatori della rinascita furono tre grandi profeti: Geremia, prima guida religiosa degli esiliati, benché lui stesso non sia andato in esilio (inviava lettere da Gerusalemme agli esuli dopo la deportazione del 598 aC.);

Ezechiele, che fu tra i deportati, riprende i temi della predicazione di Geremia (speranza in un futuro ritorno, la nuova alleanza, l’esortazione alla pratica di una religione interiore); il secondo Isaia, chiamato così perché all’epoca della deportazione promulga il messaggio del primo Isaia, annunzia a sua volta la fine dell’esilio e predice l’instaurazione universale e definitiva del regno di Jahvé.

Verso il 555 aC., Ciro il Grande diventa re dei Medi e della Persia e nell’anno 539 entra in Babilonia. Nel 538 promulga l’editto concedendo al popolo d’Israele la libertà di tornare a Gerusalemme.

Il popolo che ritorna da Babilonia grazie all’editto di Ciro è il «resto d’Israele», una comunità portatrice di una fede più profonda.

Nel secondo rimpatrio spiccano due personaggi: Esdra e Neemia. Essi saranno promotori di una vigorosa riforma religiosa che darà origine a ciò che dagli storici verrà chiamato il «giudaismo», una religione incentrata attorno al tempio e nello studio della Legge. Probabilmente in questo periodo ebbe luogo un ampio lavoro di redazione e raggruppamento dei libri sacri, costituendosi in gran parte il canone dell’Antico Testamento.

(Battaglia di Isso) 333 aC inizio epoca ellenistica

L’anno 333 segna il passaggio dal dominio persiano a quello greco-macedone.

Verso il 250, durante il dominio tolemaico, ebbe inizio la versione greca detta dei Settanta o Alessandrina.

Con Simeone ha inizio la dinastia asmonea, che conserverà il potere fino alla conquista della Giudea da parte dei Romani (64 aC.). Durante il periodo asmoneo emergono diversi gruppi religiosi, tra cui spiccano: i farisei, i sadducei e gli esseni.

I sapienti d’Israele (la vera sapienza)

I sapienti d’Israele contribuirono a mantenere il giudaismo fedele all’alleanza in un’epoca in cui la voce dei profeti non si sentiva più. Divennero così guide spirituali, testimoni di Dio e precursori dell’avvento messianico.

I sapienti erano degli educatori nella fede che cercavano d’istruire e consigliare. Essi intendevano proporre più che imporre. Il tono dei loro insegnamenti è perciò calmo, meditativo, proprio di colui che cerca di far sì che il proprio insegnamento passi al piano della convinzione personale. Essi si sforzano di scoprire la sapienza attraverso le manifestazioni delle opere divine nella creazione e nella storia; il loro desiderio è di creare nel lettore l’interesse e la riflessione perché maturi in essi uno stile di vita sapiente.

CRISTO E LA CHIESA

Il Cristianesimo

Ciò che distingue il cristianesimo da ogni altra religione è che nel cristianesimo la salvezza fa riferimento primario a una persona, il Figlio di Dio incarnato; non quindi ad un libro, ad un sistema dottrinale o alla saggezza di un fondatore di religione.

Il cristianesimo non è la religione del libro, come la religione ebraica o quella musulmana: è la religione della «Parola di Dio», del Verbo incarnato e vivo.

Cristo costituisce il tema centrale della narrazione biblica e particolarmente della narrazione evangelica che lo presentano, da una parte, oltre modo umano e vero figlio di Dio.

A partire dal momento dell’incarnazione, Dio entra a formare parte integrante della storia degli uomini come uno di noi: è l’ingresso di Dio nella storia per darle il suo significato più reale e profondo. In Gesù Cristo infatti la storia trova il suo vero senso e il suo dinamismo, voluti da Dio fin dal momento della creazione: essa diventa una storia della salvezza.

E’ perciò ragionevole che San Luca stabilisca la genealogia di Cristo a partire d’Adamo, padre del genere umano.

Cristo, fine e pienezza dell’economia antica

Nella pienezza del tempo egli s’incarno, per compiere quel progetto divino a cui tutta la storia precedente, era come una preparazione e un annunzio.

L’economia dell’Antico Testamento, era ordinata a preparare e ad annunziare profeticamente l’avvento di Cristo redentore dell’universo e del regno messianico. (cf DV15)

Non vi è rottura o strappo nella storia della salvezza.

La lettura cristiana della Scrittura, porta con sé una lettura dell’Antico Testamento aperta alla luce di Cristo morto e risorto, secondo il detto di sant’Agostino: “Il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico e l’Antico si fa palese nel Nuovo”.

Cristo completò e portò alla sua pienezza la legge antica.

In Cristo è la salvezza

Cristo si è incarnato per salvare gli uomini. Egli muore sulla croce compiendo la volontà di Dio Padre, per espiare i peccati dell’umanità e manifestare la fedeltà di Dio alle sue promesse di salvezza e il suo amore per tutti gli uomini.

La Chiesa: nuovo popolo di Dio

La Chiesa s’inserisce nella continuità del disegno salvifico come il nuovo popolo di Dio che succede a quello dell’antica alleanza. San Paolo non esita perciò a riconoscere in Abramo, padre del popolo eletto, il padre di tutti i credenti in Cristo, siano o non siano suoi discendenti secondo la carne: «E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa», e chiama il popolo della nuova alleanza «l’Israele di Dio».

Cristo istituì questo nuovo patto, cioè la nuova alleanza nel suo sangue, chiamando gente dai giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio.

La Chiesa si costituisce come il popolo della nuova alleanza prefigurato storicamente dal popolo dell’antica alleanza. L’indole particolare d’Israele era un segno del suo carattere provvisorio e preparatorio ad una realizzazione più universale e perfetta: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28).

Cristo e la Chiesa

La Chiesa, nel progetto divino, appare come un prolungamento del mistero dell’incarnazione; essa rende continuamente presente Cristo fra gli uomini, trasmette le sue parole e applica i frutti della sua redenzione attraverso i sacramenti.

La Chiesa, fin dagli inizi, è guidata dallo Spirito Santo

Il libro degli Atti mostra quasi ad ogni istante in dinamismo missionario con cui lo Spirito Santo guidò la Chiesa fin dagli inizi e la forza con cui la sostenne nelle persecuzioni.

Grazie allo spirito, la Chiesa è chiamata ancora a compiere la missione di annunziare «il vangelo ad ogni creatura»; predicazione che persegue come finalità quella di rigenerare gli uomini attraverso il battesimo e di condurli alla santità che è in Dio.

Parusia: la seconda venuta di Cristo

Il periodo dell’attività missionaria della Chiesa si colloca tra la prima e la seconda venuta di Gesù: fra la sua venuta in carne mortale per redimere gli uomini e quella in corpo glorioso per giudicare con grande potere e gloria.

Davanti a Pilato, Gesù preciserà che il suo regno non è di questo mondo. Il suo non era infatti un regno politico, ordinato ad avere un dominio esterno: si tratta di un regno interiore; spirituale, che attua nascosto nelle anime, avendo sì una dimensione visibile, ma ordinato a una finalità trascendente ed escatologica.

Nell’attesa della parusia, ogni cristiano è chiamato a coltivare la fede, la speranza e la carità, le virtù che in qualche modo riassumono e contengono tutte le altre.

Disegno di salvezza

La storia della salvezza si conclude nella parusia: «Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo».

L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Così si compirà il disegno della salvezza.

In Cristo saranno infatti riunite tutte le cose, compiendosi il disegno divino di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra».

Conclusione di Giancarlo Altemani

Davanti alla grandezza divina, l’uomo, come ogni altro essere vivente, sotto certi aspetti potrebbe apparire come una minuscola e insignificante creatura.

E’ dunque possibile ipotizzare che Dio intervenga personalmente in ordine alle vicende umane?

La risposta è SI’; Dio si prende cura di tutte le creature, anche delle più piccole e insignificanti, poiché la sua grandezza si manifesta universalmente in tutte le cose, senza nulla trascurare.

Compendio a cura di Giancarlo Altemani, liberamente tratto da M. Tabet, Bibbia e Storia della Salvezza, Ed. Università della Santa Croce, Roma, 2004.

Aspetti introduttivi sulle verità dogmatiche

1° – il canone dei libri sacri – il testo biblico e la sua trasmissione

Quale potrebbe essere la definizione di dogma?

Il dogma, nel senso più ristretto, è una verità rivelata da Dio e definita come tale dalla Chiesa.

Dal contenuto di verità dei dogmi e dal carattere definitivo e perciò infallibile di essi, ne segue logicamente l’immutabilità dei dogmi.

Quando è stata proclamata la definizione dogmatica del canone della Scrittura? Quali motivi portarono a quella definizione?

Il canone completo dei libri sacri è stato dato nel 393 dC dal Concilio di Ippona. Per quanto riguarda invece la definizione dogmatica sul canone biblico,

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vetero e neotestamentario, questa fu proclamata dal Concilio di Trento (la mattina dell’8 aprile del 1546). In essa furono segnalati e descritti i libri della Chiesa Cattolica che accolgono il canone lungo dell’Antico e del Nuovo Testamento (il canone breve si riferisce a quello della Bibbia Ebraica). Ciò si rese “necessario ed urgente” al dilagare della riforma protestante, con il rifiuto della Tradizione e del Magistero della Chiesa Cattolica.

Quando è stata proclamata la definizione dogmatica dell’ispirazione?

Nel 1870, il Concilio Vaticano I, all’interno della Costituzione dogmatica Dei Filius, “stabilisce gli elementi fondanti del vero concetto di ispirazione”. In essa si afferma che tutti i libri, così come sono elencati nella Volgata, devono essere accettati come sacri e canonici.

Qual è il criterio di canonicità per la Chiesa Cattolica?

Il termine canonico deriva dal greco canon, il cui significato designa ed indica la “misura” o la “norma” di qualcosa. Nell’applicazione ai testi biblici, il termine canonico significa “norma di fede”; ovvero l’insieme delle prescrizioni dettate da Dio agli uomini mediante le Sue opere e la Sua Parola. Il criterio di canonicità per la Chiesa Cattolica riguarda la Tradizione apostolica. La canonicità, dunque, è il riconoscimento da parte della Chiesa dei testi sacri, la quale canonicità non può essere disgiunta dal concetto di “ispirazione”; ovvero all’origine divina dei Libri Sacri.

Canone = Tradizione apostolica = Riconoscimento da parte della Chiesa dei testi sacri = Ispirazione = Ovvero origine divina dei testi sacri

La Chiesa ha ricevuto il canone dell’Antico e del Nuovo Testamento attraverso la tradizione apostolica.

Qual’è la distinzione esistente tra i libri protocanonici e i deuterocanonici?

Questa terminologia, introdotta da Sisto Senese († 1569), ha soprattutto un interesse storico ed ecumenico. I libri protocanonici vengono chiamati così perché, nell’antichità cristiana, furono ritenuti sempre e presso ogni comunità come ispirati. I deuterocanonici, invece, sono quegli scritti biblici sulla cui ispirazione sorsero dubbi in alcuni periodi o presso alcune comunità cristiane.

I deuterocanonici sono sette nell’AT e altrettanti nel NT.

Per l’AT: Tobia, Giuditta, 1-2 Maccabei, Baruc con l’epistola di Geremia, Siracide e Sapienza.

Per il NT: lettera agli Ebrei, lettere di Giacomo, 2 Pietro, 2-3 Giovanni, Giuda, Apocalisse.

Quali sono gli eventi più significativi per la nostra conoscenza della formazione del canone dell’Antico Testamento? E per il Nuovo Testamento?

La raccolta ebraica dei libri sacri dell’AT fu sostanzialmente stabilita agli inizi dell’era cristiana, intorno al 70 dC, come pure la sua divisione in tre parti: la Toràh (di cui i 10 Comandamenti ne sono il nucleo centrale), i Profeti e gli Scritti. La Chiesa ha ricevuto il canone dell’A.T. attraverso la tradizione apostolica. Nel 393 il Concilio d’Ippona dà il canone completo dei libri sacri. Riguardo la storia del canone del Nuovo Testamento, possiamo distinguere due periodi fondamentali: gli inizi della formazione del canone (sec. I-II) e la costituzione del canone definitivo fra il III e V secolo. Tutti i libri del N.T. furono scritti nella seconda metà del primo secolo; durante un periodo di circa 50 anni.

Quali sono le differenze principali riguardo al canone fra la Bibbia Ebraica e l’Antico Testamento cristiano? E fra il canone dei cattolici e quello delle altre confessioni cristiane?

La Bibbia ebraica non riconosce il canone lungo bensì il canone breve, il quale è costituito dai soli libri protocanonici, suddivisi in: Torah (Legge) – Profeti – Scritti, che corrispondono complessivamente a 39 libri. L’ebraismo è la religione del “Libro” mentre il cristianesimo è la religione della “Parola di Dio”, del Verbo incarnato e vivo.

I tre criteri fondamentali verso i quali i farisei sembrano attenersi per delimitare l’estensione del canone sono:

l’antichità del libro, per cui dovevano considerarsi ispirati soltanto i libri scritti prima che la catena dei profeti si chiudesse con l’ultimo di loro (Malachia sec. V aC);

che fossero scritti nella lingua sacra (ebraico o aramaico);

la conformità con i principi del fariseismo.

Nella teologia protestante, invece, è sempre stato presente un principio di discriminazione nel canone biblico, sin da quando i riformatori suscitarono il problema del criterio di canonicità, distinguendo dentro il canone fra libri più o meno ispirati, o persino non ispirati.

Qual è il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento?

Il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento è di unione nel concetto di ispirazione ed uguale canonicità, poiché per entrambi, Dio ne è l’Autore e lo Spirito Santo ne è la fonte ispirante, attraverso uomini che sono “strumenti” della volontà Divina. Pertanto «tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia» (DV 8).

Che cosa è il Testo Masoretico? Che rapporto c’è fra il Testo Masoretico e l’Antico Testamento?

La composizione del Testo Masoretico si colloca tra il VI-X secc. dC. ad opera di dotti rabbini (masoreti: et. quelli che costruiscono un recinto), che si dedicarono a raccogliere e mettere per iscritto la «masora» (et. tradizione), ossia l’insieme di osservazioni critiche sul testo sacro, molte di esse trasmesse oralmente, durante i secoli. Il rapporto fra il TM e l’AT è molto stretto; poiché il Testo ebraico oggi esistente è quasi esclusivamente rappresentato dal Testo Masoretico, dovendosi considerare fonte genuina di rivelazione.

Quando sorse la versione greca dei LXX (settanta)? Quali sono le sue caratteristiche? Perché è importante?

La versione greca dei VXX è stato il primo tentativo di traduzione della Bibbia in un’altra lingua. In essa sono inclusi anche i libri deuterocanonici; accolti dai cattolici ma rifiutati dagli ebrei. Il nome di settanta (VXX) proviene dal numero dei traduttori che, secondo il leggendario racconto della Lettera dello Pseudo-Aristea, parteciparono nella sua elaborazione. E’ chiamata anche Alessandrina, per essere stata composta ad Alessandria di Egitto; e Greca, perché è la principale versione tradotta in greco e venne utilizzata dagli ebrei della diaspora che parlavano appunto il greco e non più l’ebraico. Dalla Lettera dello Pseudo-Aristea e dal Prologo del Siracide si può ricavare che la traduzione fu eseguita fra il sec. III e il sec. I aC. Dal sec. II aC in poi, si diffuse tra i giudei del mondo greco-romano e a partire dal secolo I dC fu utilizzata dalla primitiva Chiesa. La comprensione del testo biblico che questa traduzione suppone fece sì che si convertisse in un valido strumento per la predicazione fra i giudei, per dimostrare loro la messianità di Gesù ed il compimento in Lui delle antiche profezie. Verso i secc. I/II dC crebbe a poco a poco fra i giudei un’ostilità contro la versione greca dei VXX, sia per le sue divergenze dal testo ebraico nella forma allora in uso, sia perché se ne appropriavano i cristiani i quali la leggevano in chiave cristologica e messianica. La versione dei Settanta finì perciò per essere ripudiata e sostituita con altre versioni greche: alcune complete; altre parziali.

Quando sorse l’edizione latina detta Vulgata? Quali sono le sue caratteristiche? Perché è importante?

Per Vulgata si intende la traduzione latina della Bibbia, in uso nella Chiesa come testo ufficiale fino ad epoca recente. Il lavoro di composizione della Vulgata (comune, divulgata, accessibile a tutti), fu in gran parte ad opera di san Girolamo, iniziato a Roma nel 383 e conclusosi a Betlemme nel 405-406. Il contributo di san Girolamo fu duplice: di traduzione e di revisione. Per il NT, Girolamo si limitò a rivedere l’antica versione latina a Roma nel 383. Per l’AT, realizzò diversi lavori di revisione e di traduzione. Le caratteristiche della Volgata possono ridursi fondamentalmente a due: fedeltà nel rendere il senso e una certa eleganza nella forma. Il moltiplicarsi delle versioni dai testi originali durante il periodo del Rinascimento, ed il sorgere dell’eresia protestante che si serviva di nuove traduzioni per diffondere le proprie dottrine, rese necessaria la determinazione di un testo genuino della Rivelazione. Questo fu uno dei compiti che assunse il Concilio Tridentino. Nella sessione IV dell’8 aprile 1546, dopo aver definita al mattino la canonicità dei libri sacri «come si trovano nell’antica edizione della Volgata latina», nel pomeriggio, con il decreto Insuper, il Concilio «stabilisce e dichiara che l’antica edizione della Volgata, approvata dalla stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per nessuna ragione, può avere l’audacia o la presunzione di respingerla».

Come è stato trasmesso il testo del Nuovo Testamento?

Il testo del Nuovo Testamento è stato trasmesso attraverso la tradizione apostolica.

2° – Dio, autore principale della Scrittura – La relazione tra l’agire di Dio-autore e quello degli agiografi

I libri della Sacra Scrittura sono “sacri e canonici” (DV 11), ma come si deve capire concretamente il rapporto di Dio con questi scritti?

La nozione di base che caratterizza la relazione di Dio con i Testi Sacri, come afferma il Concilio Vaticano II, si riferisce alla Sacra Scrittura come Rivelazione di Dio «in vista della nostra salvezza» (DV 11).

Dato che i libri della Bibbia sono ricevuti come opere di un autore umano, come si deve capire la relazione tra l’agire di Dio-autore e quello degli agiografi?

La relazione tra l’agire di Dio-autore e gli agiografi è descritta dalla DV 11 con le seguenti parole: “Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò uomini in possesso delle loro facoltà e capacità, e agì in essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che egli voleva”.

Che cosa dicono i testi biblici sull’ispirazione della Scrittura?

Nei testi biblici, in particolare nel NT, traspare la concezione sull’origine divina dei testi sacri. Nostro Signore e gli apostoli attribuirono alla Scrittura un’autorità assoluta, infallibile, come rispecchia la frase di Mt 5,18: «In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto». In 2Tm 3,16, il testo afferma: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona». Per quanto riguarda invece la testimonianza veterotestamentaria sull’ispirazione della Scrittura, non esiste nessuna particolare dottrina, ma i libri sacri appaiono così vitalmente inseriti nel processo della manifestazione divina del popolo di Dio da essere dotati di altissime prerogative.

Quali sono i concetti fondamentali elaborati dai Padri per indicare la realtà dell’ispirazione? Sai spiegarli brevemente?

Il concetto che fu sviluppato nell’epoca patristica riguarda l’uomo come «strumento» nelle mani di Dio; Dio autore dei libri sacri e la Scrittura come manifestazione della condiscendenza divina.

Il nome di Padri è di origine orientale. Gli antichi popoli d’Oriente, infatti, onoravano con questo appellativo i maestri, considerati come autori della vita intellettuale, originata dal loro insegnamento. L’epoca dei Padri risale ai confini dell’antichità cristiana.

Quali sono i principali testi del Magistero che parlano dell’ispirazione prima della Dei Verbum? Quali aspetti mettono in rilievo?

Nella storia dello sviluppo sul dogma dell’origine divina della Bibbia e sull’ispirazione degli agiografi, è possibile distinguere quattro periodi successivi:

  1. Affermazioni sull’origine divina dei due Testamenti; proclamate per contrastare le eresie dualistiche dal Concilio Fiorentino nel 1442, in cui si afferma che la Chiesa confessa un solo, identico Dio come Autore dell’Antico e del Nuovo Testamento, perché i santi dell’uno e dell’altro Testamento hanno parlato sotto l’ispirazione del medesimo Spirito Santo.
  2. Affermazioni sull’identica origine divina di tutti i libri della Bibbia e anche delle loro parti, proposte dal Concilio di Trento nel 1546, dichiarando che ambedue i Testamenti si devono ricevere con uguale sentimento di «pietà e di venerazione»… essendo Dio autore di entrambi.
  3. Definizione dogmatica dell’ispirazione proclamata dal Concilio Vaticano I nel 1870, inserita nella Costituzione dogmatica sulla fede cattolica Dei Filius, nel Capitolo 2 intitolato «De Revelatione», canone 4; stabilisce gli elementi fondanti del vero concetto di ispirazione. Si afferma che i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento, nella loro interezza, con tutte le loro parti, così come sono elencati nella edizione latina della Volgata, devono essere accettati come sacri e canonici, perché composti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati trasmessi alla Chiesa.
  1. Il progressivo approfondimento della dottrina sull’ispirazione biblica fino alla sintesi del Concilio Vaticano II con la Costituzione Dogmatica della Dei Verbum. Tra i documenti principali di questo periodo spiccano le tre grandi encicliche bibliche: Provviddentissimus Deus, in cui si propose una definizione sull’ispirazione che oggi continua ad essere importante per il modo in cui descrive l’azione divina sulle facoltà dell’agiografo; Spiritus Paraclitus e Divino afflante Spiritu, in cui si segnala un orientamento valido riguardo alo studio della collaborazione dell’agiografo con Dio, che è quello di partire “dal principio che l’agiografo nello scrivere il libro sacro è l’organon (strumento) dello Spirito Santo, ma strumento vivo e dotato di ragione.

Quali sono le teorie sull’ispirazione respinte dal Concilio Vaticano I (Dei Filius)?

Le teorie sull’ispirazione respinte dal Concilio Vaticano I (Dei Filius) del 24 aprile 1870, riguardano la “teoria dell’approvazione susseguente” e la teoria “dell’assistenza negativa”. Nella prima, sostenuta soprattutto dal benedettino Daniele von Haneberg, vescovo di Spira (1876), si affermava l’ipotesi che un libro composto con le sole capacità umane poteva divenire ispirato qualora venisse riconosciuto e approvato tale dalla Chiesa. nella seconda teoria, invece, l’assistenza divina sarebbe limitata a preservare l’agiografo dall’errore.

Qual è la formula usata dalla DV per definire il rapporto tra Dio e l’agiografo? Quale il suo rapporto con il concetto di “strumentalità”? Quali ne sono le implicazioni?

“Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò uomini in possesso delle loro facoltà e capacità, e agì in essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che egli voleva”. Il concetto di “strumentalità” dell’agiografo in relazione con Dio, non deve essere inteso in un atteggiamento di incapacità di intendere e di volere, ma con spirito di perfetta unità, collaborazione e piena consapevolezza da parte dell’agiografo.

Che rapporto c’è fra l’ispirazione biblica e la teologia dell’Incarnazione?

Nella teologia dell’ispirazione, l’analogia con l’incarnazione implica, in primo luogo, che la parola di Dio si è veramente incarnata nella parola umana; assumendo, nella sua condiscendenza le multiformi peculiarità contenutistiche e lessicali del linguaggio umano.

Dio, oltre ad essersi incarnato del seno della Vergine Maria, si è incarnato e manifestato nella parole scritte dagli agiografi.

L’incarnazione suppone la Persona del Verbo. E così come la natura divina e la natura umana compaiono armonicamente unite nella Persona del Verbo, il contenuto intenzionale dell’agiografo e quello di Dio si compenetrano perfettamente nell’unico testo ispirato che con diritto possiamo chiamare Parola di Dio manifestata per iscritto.

L’ispirazione si estende a tutto il testo biblico? Ci sono parti più “ispirate” di altre?

Nella teologia cattolica esistono due principi inderogabili. Il primo afferma che tutti i libri della Sacra Scrittura sono ugualmente canonici e ispirati, cioè hanno lo stesso Dio come autore principale e sono stati riconosciuti dalla Chiesa nel loro valore normativo; benché, in base al loro contenuto, si possa fare una distinzione, per cui alcuni di essi costituiscono una testimonianza più centrale del mistero di Cristo (cf DV 18). Il secondo principio sostiene che la Sacra Scrittura possiede come proprietà intrinseca l’unità di tutto il suo contenuto, in modo tale che le diverse tradizioni apostoliche racchiuse nei libri neotestamentari sono realmente una sola, la «doctrina apostolorum», anche se ognuna la trasmette, con le proprie peculiarità ma con fedeltà.

3° – L’interpretazione della Sacra Scrittura

Che cosa significa la formula “verità in vista della nostra salvezza” usata dalla DV?

La formula verità in vista della nostra salvezza, si riferisce alla piena veracità, e pertanto all’assoluta carenza di errore o inerranza biblica dei testi sacri (inerranza = assenza di errore).

«Tutti i libri e nella loro integrità, che la Chiesa riceve come sacri e canonici, con tutte le loro parti, furono scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, ed è perciò tanto impossibile che la divina ispirazione possa contenere alcun errore, che essa per sua natura, non solo esclude il minimo errore, ma lo esclude e rigetta così necessariamente, come necessariamente Dio, somma verità, non può essere nel modo più assoluto autore di alcun errore». (Provvidentissimus Deus)

Per errore non si intende lo sbaglio materiale dovuto all’imperizia dell’agiografo (ci possono essere errori di sintassi, per es.), ma quello che viene chiamato l’«errore logico», cioè la non conformità del giudizio con la realtà oggettiva.

Inerranza = Verità della Bibbia

Quali sono le relazioni fra la verità della Bibbia e i risultati delle scienze naturali e storiche?

Le relazioni fra la verità della Bibbia e i risultati delle scienze naturali e storiche riguardano nel caso delle scienze storiche il fatto che la Scrittura racconta eventi che corrispondono alla realtà avvenuta; laddove la finalità della Scrittura è di guidare gli uomini alla salvezza eterna: mentre il mondo dei fenomeni naturali non ha un rapporto necessario con la salvezza, l’ha invece la storia. Per la nostra salvezza, ad esempio, non ha importanza che la terra giri intorno al sole o viceversa. Non è invece indifferente che il racconto del peccato del primo uomo o quello dell’incarnazione del Verbo siano veri o falsi o soltanto parzialmente veri, poiché lo Spirito di Dio che ha parlato per mezzo degli agiografi, non ha inteso ammaestrare gli uomini sull’intima costituzione degli oggetti visibili, che non hanno alcuna importanza per la salvezza eterna. Quindi fra le verità di fede e gli avvenimenti storici corrispondenti c’è una stretta connessione.

Che cosa sono i generi letterari e perché sono importanti nell’interpretazione della Bibbia?

Per generi letterari si intendono le forme o modi abituali e originari d’intendere, di esprimersi e di raccontare in uso in una determinata epoca o regione, regolate da particolari norme, e che vengono adoperati dallo scrittore per una determinata finalità. E’ un fenomeno proprio di tutte le letterature, antiche e moderne, progredite o primitive. I generi letterari sono importanti nell’interpretazione della Bibbia, poiché è necessario che l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo intese esprimere ed espresse in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso: analisi dei testi nel loro contesto letterario e storico.

Quali principi devono guidare un’esegesi teologica?

I principi che devono guidare l’esegesi teologica sono:

– L’unità della Sacra Scrittura. L’esegesi, è chiamata a realizzare il suo compito prendendo come contesto naturale l’insieme della Bibbia, che costituisce lo sfondo imprescindibile dell’interpretazione.

– Il principio scritturistico della Tradizione. L’analisi esegetica, per svolgere una piena lettura dei testi sacri in sinu Ecclesiae, richiede una conoscenza dei soggetti trasmissori della Tradizione. La Tradizione ha una funzione ermeneutica di guida e di norma, perché ci fornisce un «orizzonte di comprensione»: è come l’alveo in cui scorre il fiume della Parola di Dio e della sua ininterrotta comprensione.

– L’analogia della fede (coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione).

Inoltre, per essere idonei nella scienza della Sacra Scrittura, il Magistero segnala specialmente la virtù dell’umiltà, in quanto «l’umiltà e la sapienza si danno in una stessa persona poiché la prima dispone alla seconda». Eloquente è la testimonianza di Sant’Agostino: “Io che vi parlo fui ingannato un tempo, quando da giovane mi avvicinai per la prima volta alle Sacre Scritture. Mi avvicinai non con la pietà di chi cerca umilmente, ma con la presunzione di chi vuol discutere […] Misero me, che mi credevo idoneo al volo, abbandonai il nido e caddi prima di poter volare”. (Serm. 51,5,6)

Esegesi: attività rivolta alla comprensione ed interpretazione di un testo
Ermeneutica: scienza riguardante il processo interpretativo nel senso più vasto, con lo studio delle radici, delle condizioni e dei momenti dell’interpretare.

L’ermeneutica studia 3 aspetti:

Noematica: studio dei sensi biblici
Euristica: metodo dell’interpretazione
Proforistica: indica il metodo di esporre

Documenti in appendice

Che cos’è la Bibbia?

La prima designazione di Bibbia è quella di libro. Il Concilio Vaticano II si riferisce alla Sacra Scrittura come rivelazione di Dio «in vista della nostra salvezza». Attraverso la Scrittura, Dio comunica con l’uomo. La definizione proposta dal Concilio Vaticano I è infatti la seguente: “La Sacra Scrittura può essere descritta come un insieme di libri che, «scritti sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati trasmessi alla Chiesa».

Tutti i libri del NT, nella loro forma canonica, furono scritti nel greco ampiamente diffuso in Oriente durante l’epoca ellenistica. Anche la versione greca dei VXX fece uso di questa lingua. Soltanto per il primo Vangelo sappiamo di un originale originariamente scritto in aramaico, ma ben presto tradotto in Greco.

Dio, che ha voluto lasciare dei libri sacri e ispirati perché l’uomo potesse orientare la sua vita verso di Lui, non ha permesso che lungo i secoli il contenuto di questi libri, in tutto o in parte, si fosse perduto o sostanzialmente deformato. Questo è un dato dogmatico che viene studiato dalla teologia fondamentale; ma pure un dato storico, che possiamo conoscere seguendo la storia del testo sacro. Certamente, i testi autografi, ossia quelli che godono primariamente dell’ispirazione biblica, non sono arrivati fino a noi; abbiamo però copie e versioni che ci permettono, attraverso l’applicazione delle regole della critica testuale, di riallacciarci a quei testi originali (le copie più antiche che possediamo si rifanno al sec II aC.).

Secondo il canone cattolico, definito dogmaticamente nel concilio di Trento, la Bibbia comprende 46 libri dell’A.T. e 27 del Nuovo.

L’A.T. è suddiviso in 3 parti fondamentali:

LIBRI STORICI

Pentateuco, che comprende i primi 5 libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio)Giosuè Giudici

Rut

1-2 Samuele

1-2 Re

1-2 Cronache

Esdra e Neemia

Tobia

Giuditta

Ester

1-2 Maccabei

LIBRI SAPIENZIALI

GiobbeSalmi

Proverbi

Qoelet (Ecclesiaste)

Cantico dei Cantici

Sapienza

Siracide (Ecclesiastico)

LIBRI PROFETICI

IsaiaGeremia (con Lamentazioni e Baruc)

Ezechiele

Daniele e i 12 profeti minori

Il Nuovo Testamento comprende a sua volta

5 LIBRI STORICI

Vangelo di MatteoMarco

Luca

Giovanni

Atti degli Apostoli

21 LETTERE

Lettera di San Paolo ai RomaniPrima e seconda ai Corinzi

Lettera ai Galati

Le cosiddette lettere della cattività (Efesini, Filippesi, Colossesi, Filemone)

Prima e seconda lettera ai Tessalonicesi

Prima e la seconda a Timoteo

Lettera a Tito

Lettera agli Ebrei

Lettera di Giacomo

Prima lettera di Pietro

Seconda lettera di Pietro

Prima lettera di Giovanni

Seconda lettera di Giovanni

Terza lettera di Giovanni

Lettera di Giuda

1 LIBRO PROFETICO

Apocalisse

Alcuni documenti principali del Magistero sulla Sacra Scrittura

magistero

documento

data

contenuto

Enchiridion

Concilio di Ippona Canone 36 393 Dà il canone completo dei libri sacri EB 16-20
Concilio Fiorentino Bollata “Cantate Domino” 1442 Conferma il canone del Con. d’Ippona; riafferma l’origine divina di tutta la sacra scrittura (AT e NT) EB 47-49
Concilio di Trento Decreti sulla Sacra Scrittura 1546 Definisce il canone dei libri sacri; accetta l’edizione Volgata come autentica; stabilisce le regole dell’ermeneutica biblica;

precisa il rapporto tra scrittura e tradizione.

EB 57-64
Concilio Vaticano I Cost. Dogm. Dei Filius 1870 Espone la nozione di rivelazione divina; definisce l’ispirazione come dogma di fede. EB 76-80
Leone XIII Enc. Providentissimus Deus 1893 Primo documento esteso sulla Bibbia; espone la natura dell’ispirazione e dell’ermeneutica biblica;

stabilisce i rapporti tra l’inerranza e le scienze naturali.

EB 81-134
Pio X Decr. Lamentabili Enc. Pascendi 1907 1907 Difende l’ispirazione e la natura della Bibbia di fronte al modernismo EB- 190-256 EB 257-267
Benedetto XV Enc. Spiritus Paraclitus 1920 Segue le orrme della “Provvidentissimus Deus”; dà una spiegazione dell’inerranza biblica in rapporto con la storia EB 440-495
Pio XII Enc. Divino afflante Spiritu 1943 Diede una forte spinta agli studi biblici; offre dei criteri per lo studio scientifico della Bibbia;

mostra l’importanza della Scrittura nella vita spirituale delle fedi.

EB 538-569
Pio XII Enc. Humani generis 1950 Dà orientamenti precisi su dottrine come l’evoluzionismo, poligenismo ecc. EB 611-620
Concilio Vaticano II Cost. Dogm. Dei Verbum 1965 Rinnova gli insegnamenti magisteriali precedenti secondo una finalità pastorale ed ecumenica. EB 669-709
Pont. Com. Biblica Istr. Sancta Madre Ecclesia 1964 Sulla verità storica dei Vangeli. EB 644-659
Giovanni Paolo II Discorso de tout coeur 1993 Spiega l’analogia fra l’esegesi cattolica ed il mistero dell’incarnazione EB 1239-1258
Pont. Com. Biblica Doc. “L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa” 1993 Dà orientamenti sul modo odierno di procedere nella lettura e nello studio della Scrittura. EB 1259-1560