Opera Annunciazione

L’Annunciazione nella storia

Gli esegeti si sono sbizzarriti a dividere il racconto dell’annunciazione, così come lo leggiamo nel Vangelo di Luca, in più episodi. Ad esempio: il saluto, il turbamento di Maria, l’annuncio, il dubbio di Maria, la rassicurazione dell’angelo, l’annuncio della gravidanza di Elisabetta, la dichiarazione di accettazione di Maria, l’involarsi dell’angelo.
Altri hanno tentato di cogliere il susseguirsi in Maria di diversi stati d’animo (conturbatione, cogitatione, interrogatione, humiliatione, meritatione). Di queste suddivisioni hanno sempre tenuto conto gli artisti. L’osservatore moderno, ormai secolarizzato, stenta a cogliere le differenze, ma per l’osservatore contemporaneo alle opere era del tutto evidente quale fosse, in ciascuna rappresentazione, l’episodio del racconto esattamente offerto.
La tradizione della Chiesa è unanime nel riconoscere nell’annuncio dell’angelo a Maria, e nella sua docile accoglienza, l’inizio della storia della definitiva ed eterna alleanza in quanto momento in cui “il Verbo si fece carne”. L’Eterno attraversa le soglie del tempo e si fa storia. La missione di Gesù comincia già nel grembo della madre, come testimonia il vangelo della Visitazione in cui il bambino nel grembo di Elisabetta, la cugina di Maria, sussulta di gioia e la stessa Maria si lancia nel canto del Magnificat, che è un canto di vittoria. È al momento dell’Annunciazione, e non nella Risurrezione, che si verifica l’unione ipostatica definitiva tra natura umana e natura divina in Gesù Cristo.
Il ‘fiat’ di Maria richiama l’ “eccomi” delle figure più importanti dell’ Antico Testamento: Abramo, Mosè, Samuele, ed altri; Profeti e uomini di Dio che seppero riconoscere la volontà e il piano di Dio, e poi perseguirlo. La docilità alla Parola del Signore era diventata un messaggio fondamentale nella predicazione dei Profeti, i quali denunciarono una religione basata sulla pratica dei soli sacrifici prescritti.
I Padri della Chiesa e i grandi maestri spirituali di tutti i tempi hanno così visto in Maria non solo la persona che ha permesso il concreto iniziare della definitiva alleanza, ma anche un modello di fede per ogni credente.
Il dialogo e la storia dell’ Annunciazione costituiscono l’inizio e il motivo di fondo dell’ Ave Maria, da quasi un millennio tanto diffusa nel cristianesimo cattolico quanto lo stesso Padre Nostro.
L’Annunciazione è anche il primo dei 20 misteri che costituiscono la preghiera del Rosario, nel quale sono meditati, attraverso la preghiera alla SS. Madre, i Misteri della vita di Gesù Cristo, principalmente, e della stessa Maria, a cominciare, appunto, dall’ Annunciazione.
L’Annunciazione costituisce invece completamente da sè la preghiera dell’ Angelus.
L’Annunciazione, quindi, è sempre stata un tema molto importante per pittori e scultori e tanti uomini potenti e ricchi hanno commissionato a grandi artisti opere che rappresentassero

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uno dei più grandi misteri della fede cristiana.
Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita, è l’ultima opera del periodo senese di Simone Martini ed è un vero e proprio capolavoro. L’immagine si svolge tutta in un raffinato gioco di linee sinuose in superficie. La Vergine si ritrae chiudendosi il manto, in una posa che è in bilico tra paurosa castità e altera ritrosia. L’angelo ha un movimento slanciato, concentrato sul messaggio che sta consegnando alla Vergine. Al di là della bellezza dell’introspezione psicologica dei due personaggi, la tavola è impreziosita da particolari di rara bellezza, come il vaso dorato e i gigli che invadono il centro della scena, i ramoscelli di olivo tenuti in mano dall’angelo e sulla sua testa, le penne di pavone sulle sue ali.
Il Beato Angelico dipinse, negli anni trenta del Quattrocento, tre grandi tavole l’Annunciazione, l’Annunciazione di Cortona e l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno.
La superficie dipinta è tripartita in tre zone: il giardino, l’arcata dell’Angelo e l’arcata della Vergine. Sono dipinti anche Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre, che si muovono in un giardino fiorito, allusivo alla verginità di Maria (“hortus conclusus”), popolato da una moltitudine di piante e pianticelle dipinte con grande cura. Tra le specie legate a valori simbolici si riconoscono la palma, che ricorda il futuro martirio di Cristo e le rose rosse, che richiamano il sangue della Passione di Cristo. La presenza di Adamo ed Eva sottolinea il ciclo della dannazione dell’umanità, ricomposta tramite la salvezza in Cristo, resa possibile dall’accettazione di Maria.
Dall’angolo in alto a sinistra scende un raggio di luce di divina che, attraverso la colomba dello Spirito Santo, va ad illuminare la Vergine, che si piega accettando remissivamente il suo incarico. Ella è seduta su un seggio coperto da un ricco drappo che funge anche da tappeto, ed ha sulle ginocchia un libro aperto, richiamo alle Scritture che si avverano grazie alla sua accettazione.

Annunciazione Martelli di Filippo Lippi

A sinistra si trova un gruppo di angeli sopra un gradino, mentre a destra si svolge la scena dell’Annunciazione, con la posa dell’Angelo e della Vergine ispirata all’Annunciazione Cavalcanti di Donatello (1435 circa). La Vergine è infatti colta inizialmente dalla ritrosia e lo spavento per la miracolosa apparizione. L’Angelo è inginocchiato, con in mano il tradizione giglio bianco, simbolo della purezza di Maria; lo Spirito Santo è rappresentato da ampolla vitrea in primo piano.

 

 

 

 

 

Annunciazione di Cestello di Sandro Botticelli

In una stanza semplicemente austera, con una porta inquadrata da una cornice in pietra modanata che lascia scorgere un hortus conclusus e un dolce paesaggio fluviale, l’Angelo è appena atterrato, come dimostra il leggerissimo velo trasparente ancora in volo, e intreccia con Maria, distolta dalla lettura di un libro su un leggìo, un intenso scambio di sguardi e di gesti. L’angelo regge un vigoroso giglio bianco, tipica offerta alla Vergine che simboleggia la sua purezza. Maria compie una sorta di avvitamento alzandosi (o piegandosi) sulle ginocchia.
L’annunciazione è una delle rarissime scene attestate dai vangeli ortodossi in cui compare la Vergine. Luca racconta che Dio inviò l’angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nazareth presso una vergine di nome Maria, della casa di Davide. Nell’arte occidentale è frequente l’immagine della Madonna che riceve l’angelo mentre legge la predica di Isaia, contenuta nella Bibbia, in cui viene annunciata la venuta di una vergine che concepirà il Messia. In alcune opere, soprattutto bizantine, Maria è invece intenta a filare il velo di porpora per il Tempio, quasi a ricordare la condanna al lavoro subita dal genere umano dopo la cacciata dal Paradiso terrestre di Adamo ed Eva.
Gabriele, che è il protagonista della scena, e occupa con le sue ali spiegate la maggior parte dello spazio della rappresentazione, dal XII secolo è raffigurato in ginocchio ai piedi di Maria, ricalcando il costume feudale dei cavalieri che si inginocchiano di fronte alle dame. Le stesse insegne della missione cambiano, fino al Medio Evo l’arcangelo Gabriele porta in mano il bastone con il quale il Signore delega il messaggero a rappresentarlo; a partire dal XIV secolo il giglio sostituisce il simbolo dei comando, a sua volta segno della purezza e verginità di Maria.
Non si può parlare di zone o periodi in cui questo tema si sia particolarmente sviluppato. L’ortodossia della sua fonte ha fatto sì che si estendesse con una certa omogeneità in tutto il mondo cattolico. Con il rafforzarsi del culto di Maria cambia il rapporto tra i due personaggi principali dell’Annunciazione: da un impianto originale, in cui Gabriele domina Maria con la propria luce ed il proprio movimento, contrapposto all’immobilismo e alla penombra in cui rimane la Vergine inginocchiata di fronte al messaggero divino, si passa ad un ribaltamento dei ruoli. La Madonna, talvolta seduta su un sedile simile ad un trono, sovrasta l’angelo che si inginocchia ai suoi piedi e che le offre, secondo la prassi cavalleresca, un fiore, solitamente un giglio con tre infiorescenze ugualmente aperte, ad alludere alla condizione virginale di Maria prima, durante e dopo il concepimento sacro. A partire dal XV secolo l’Annunciazione è rappresentata in interni sempre più reali, quindi simili alle abitazioni che gli artisti vedevano nella loro pratica quotidiana, sebbene non corrispondenti alla semplicità narrata nei Vangeli. Nei paesi d’oltralpe, ai principeschi saloni marmorei e alle absidi ecclesiastiche in cui la cultura rinascimentale italiana colloca la scena dell’annunciazione, si sostituisce una camera borghese arredata con mobili d’uso comune. A questa intimità, che a volte diventa familiarità, la Controriforma del XVI secolo pone un freno, imponendo un modello iconografico che sottolinei la maestà della scena. L’Arcangelo non è più ai piedi della Vergine, bensì sospeso in aria, spesso circondato da altri angeli che accrescono la solennità del momento a discapito dei particolari della vita quotidiana. Altre variazioni sono state apportate a questo tema nel corso dei secoli, alcune consacrate dall’uso, in accordo con la Chiesa, altre invece nel tempo sono decadute.

L’Annunciazione di Ludovico Carracci proviene dalla chiesa di San Giorgio e fu eseguita dall’artista intorno al 1585, è improntata ad una grande semplicità ed umanità di composizione e contenuti, che testimoniano appieno il significato intensamente devozionale della riforma che l’artista va compiendo proprio in quegli anni. La scena ha come ambiente quella che potrebbe essere la stanza di qualunque fanciulla bolognese dell’epoca, di modesta condizione. La stanza in cui si manifesta l’annunciazione è in penombra, dalla finestra spalancata sono visibili i tetti circostanti e le torri il lontananza, una stanza con il pavimento in cotto rosso, tipicamente bolognese, la cui uniformità è spezzata da file perpendicolari di mattoni di colore cinerino che delineano grandi riquadri. Il pavimento crea un cono visivo prospettico, e sono proprio le fughe che guidano l’occhio fino alla parete di fondo della sala a rendere misurabile lo spazio domestico. Si tratta di una prospettiva conico centrica, di concezione propriamente rinascimentale.
Le suppellettili sono pochissime, uno stretto letto di fanciulla con candide coltri, un inginocchiatoio al quale è inginocchiata la Vergine giovanissima, un’adolescente dall’aspetto semplice, quasi dimesso, che indossa una veste rosata con casta scollatura. La fanciulla ha un’espressione timida e mesta, le palpebre velano gli occhi abbassati sul libro tenuto tra le mani, il volto ha ancora le rotondità infantili nelle gote, la figura è minuta, il seno acerbo e i capelli scuri, divisi al centro da una scriminatura, sono raccolti sulla nuca in un nodo basso e molle, il capo è circondato da un’aureola di luce diffusa, perlacea. La giovinetta regge il libro tenendo le braccia incrociate sul petto in un gesto che rivela mani di grande bellezza e squisita eleganza.
A terra, accanto all’inginocchiatoio, sta un cestino con un lavoro di cucito. Una tela di sottile tessitura finito su un lato da una frangia sfilata e annodata; nel cestino ci sono anche strumenti per il ricamo. Maria occupa la parte destra del dipinto, a sinistra sta l’ Arcangelo Gabriele ed alle sue spalle la porta socchiusa, dalla quale, insieme ad un fascio di luce, è entrato per inginocchiarsi dinanzi alla Vergine, Gabriele indossa una veste chiara e porge a Maria, con la mano destra, un lungo stelo su cui stanno tre candide corolle di giglio. L’angelo alza la mano sinistra con l’indice levato ad indicare il cielo, in un gesto che lascia intendere sia la provenienza del messaggio di cui è latore, sia l’ineluttibilità del medesimo. L’imperiosità del gesto dell’angelo viene però mitigata dal dolce sorriso che l’accompagna. Nell’aspetto fisico l’angelo ha un’espressione tenera, nel volto addolcita dalla presenza delle soffici guance un po’ infantili, dal piccolo mento, dalla bocca il cui labbro superiore è pronunciato. Da questo colloquio tra due adolescenti, forse intimiditi, trapela una profonda purezza e un candore che coincide con la timidezza. Dalla finestra aperta entra con le ali spiegate la bianca colomba che rappresenta lo Spirito Santo, essa è circonfusa di luce e proietta fasci di luce che colpiscono il centro del letto di Maria: letto che rimanda, nel suo essere sede usuale del concepimento, alla fusione e alla vita che nasce dall’amore, ma anche alla semplicità e intimità di Maria, tra le donne prescelta e trasformata in madre di Dio dall’intervento dello Spirito Santo.

L’Annunciazione di Leonardo Da Vinci è un’opera innovativa: è ambientata all’esterno e non all’interno, come voleva l’iconografia classica. L’ambiente rappresenta un “hortus conclusus” (giardino delimitato da mura), che simbolicamente rappresenta il seno di Maria. Rispetta l’iconografia classica, invece, la “riservatezza” della scena, nella quale si intravede il letto, e c’è un muretto che delimita il giardino. Leonardo quindi rielabora la tradizione e la fa propria introducendo alcune innovazioni.

Annunciazione S.Maria Natività

L’Annunciazione: il Divino si fa carne”

Gli esegeti si sono sbizzarriti a dividere il racconto dell’annunciazione, così come lo leggiamo nel Vangelo di Luca, in più episodi. Ad esempio: il saluto, il turbamento di Maria, l’annuncio, il dubbio di Maria, la rassicurazione dell’angelo, l’annuncio della gravidanza di Elisabetta, la dichiarazione di accettazione di Maria, l’involarsi dell’angelo.
Altri hanno tentato di cogliere il susseguirsi in Maria di diversi stati d’animo (conturbatione, cogitatione, interrogatione, humiliatione, meritatione). Di queste suddivisioni hanno sempre tenuto conto gli artisti. L’osservatore moderno, ormai secolarizzato, stenta a cogliere le differenze, ma per l’osservatore contemporaneo alle opere era del tutto evidente quale fosse, in ciascuna rappresentazione, l’episodio del racconto esattamente offerto.
La tradizione della Chiesa è unanime nel riconoscere nell’annuncio dell’angelo a Maria, e nella sua docile accoglienza, l’inizio della storia della definitiva ed eterna alleanza in quanto momento in cui “il Verbo si fece carne”. L’Eterno attraversa le soglie del tempo e si fa storia. La missione di Gesù comincia già nel grembo della madre, come testimonia il vangelo della Visitazione in cui il bambino nel grembo di Elisabetta, la cugina di Maria, sussulta di gioia e la stessa Maria si lancia nel canto del Magnificat, che è un canto di vittoria. È al momento dell’Annunciazione, e non nella Risurrezione, che si verifica l’unione ipostatica definitiva tra natura umana e natura divina in Gesù Cristo.
Il ‘fiat’ di Maria richiama l’ “eccomi” delle figure più importanti dell’ Antico Testamento: Abramo, Mosè, Samuele, ed altri; Profeti e uomini di Dio che seppero riconoscere la volontà e il piano di Dio, e poi perseguirlo. La docilità alla Parola del Signore era diventata un messaggio fondamentale nella predicazione dei Profeti, i quali denunciarono una religione basata sulla pratica dei soli sacrifici prescritti.
I Padri della Chiesa e i grandi maestri spirituali di tutti i tempi hanno così visto in Maria non solo la persona che ha permesso il concreto iniziare della definitiva alleanza, ma anche un modello di fede per ogni credente.
Il dialogo e la storia dell’ Annunciazione costituiscono l’inizio e il motivo di fondo dell’ Ave Maria, da quasi un millennio tanto diffusa nel cristianesimo cattolico quanto lo stesso Padre Nostro.
L’Annunciazione è anche il primo dei 20 misteri che costituiscono la preghiera del Rosario, nel quale sono meditati, attraverso la preghiera alla SS. Madre, i Misteri della vita di Gesù Cristo, principalmente, e della stessa Maria, a cominciare, appunto, dall’ Annunciazione.
L’Annunciazione costituisce invece completamente da sè la preghiera dell’ Angelus.
L’Annunciazione, quindi, è sempre stata un tema molto importante per pittori e scultori e tanti uomini potenti e ricchi hanno commissionato a grandi artisti opere che rappresentassero uno dei più grandi misteri della fede cristiana.
La nostra chiesa vanta, oggi, molte opere artistiche, alle quali ho voluto aggiungere quella che rappresenta l’inizio della salvezza: L’Annunciazione, opera del Maestro Guido Infante.
La scena si svolge sotto un porticato, sovrastato dal volto del Padre e dallo Spirito Santo; ai due lati due rosoni, che, per gli splendidi colori, richiamo l’immagine del sole.
A sinistra c’è l’arcangelo Gabriele, che s’inchina riverente davanti a Maria: Egli già intuisce la risposta della Vergine di Nazaret!
Stupende sono le sue ali, che riportano i colori dell’arcobaleno, e fanno immaginare la Luce divina, che scende sulla terra. Le mani dell’angelo sono congiunte, a significare la lode verso Maria, l’umanità bella, che accetta, accoglie e loda il Signore e l’adorazione per il Verbo, che sta per divenire Carne. La luce che l’artista è riuscito ad imprimere sul volto dell’angelo è di una bellezza mistica, quasi a dire che chi vive di Dio, vive di luce. Il vestito dell’angelo sembra fondersi con la materia e, poi, uscire da essa.
Maria, è in atteggiamento di contemplazione, ha sulle ginocchia il libro delle Scritture: Ella si affida e si fida della Parola, i Suoi occhi sono fissi sulla Parola, come per esprimere compiacimento e timore, ad un tempo, ma sicuramente fiducia nel Suo Dio. La Vergine ha le mani conserte sul grembo, vuole già accarezzare e proteggere l’Eterno, che prende carne nel suo grembo e la letizia, che il Maestro Infante è riuscito a trasporre sul Suo volto, ci narra il Divino Mistero.
Il volto del Padre, posto in alto, evoca figure michelangiolesche, guarda verso Maria aspettando una risposta che sa certa e fiduciosa e sembra voglia raccomandare a Lei, l’Umanità, quel Figlio, mandato a salvarla. Ed ecco lo Spirito Santo è lì, in attesa pronto a posarsi su di Lei e permettere, così, l’ingresso di Gesù nella storia umana.
Le arcate del porticato danno una magnifica e lunga prospettiva, insieme alle colonne, sembra che i due personaggi vogliano uscire fuori per dare all’uomo la bella notizia dell’Incarnazione.
La brillantezza dei colori fa intuire che l’artista ha dato la “pelle” alla ceramica; ha saputo, con la sua maestria e l’arte sapiente di miscelare i colori, far venir fuori dalla creta un’ “opera parlante”.
Ai lati superiori dell’opera sono stati posti due rosoni, due soli che irradiano l’amore divino e l’amore umano.
Fanno da cornice al portico due bellissimi filari di vite a rappresentare la frase di Gesù: Voi siete i tralci ed Io sono la vite”.
Sulla predella sono rappresentati quattro angeli che lodano il Signore suonando l’arpa, il corno, la lira ed il flauto, volendo invitare chi guarda l’opera a lodare il Signore, insieme a Maria ed agli angeli.
La scritta dell’annuncio: “Ave, o Maria, rallegrati il Signore è con te” sembra scritta a fuoco sulla carne di Maria: sei la prescelta, per Te si compirà la salvezza!
Il bassorilievo è stato posizionato all’esterno, sul muro di cinta della chiesa, in modo che il passante possa meditare sulla bellezza e l’obbedienza di Maria, il coraggio di Gesù, che si è spogliato di ogni attributo divino per venire a salvarci, rendere gloria a Dio per la Sua infinita bontà e misericordia, ringraziare lo spirito Santo per i Suoi doni benefici.
Voglio ringraziare sentitamente il mio amico Guido Infante, che già sapevo un “grande”, ma con questa opera veramente ci ha dimostrato la sua eccellenza, la sua passione per l’Arte e soprattutto la spiritualità del suo cuore.